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libere considerazioni sul thauma

racconti e considerazioni

Libere considerazioni

Diverse sono le possibili risposte innanzi al Thauma, lo sgomento ancestrale nello scoprire il divenire di tutte le cose, l'impermanenza del mondo e di noi stessi. La mia risposta si è costituita nel tempo sulla base di evidenze razionali. Ma non sempre queste evidenze sono state esaustive nel chiarire ogni cosa, nel sedare il Thauma...e, talvolta, in attimi di disattenzione razionale, sono apparse brecce di "diverso", vibrazioni, armonie, bellezze o inquietudini indefinibili. E' la fisica quantistica a suggerire che l'intimo del Mondo sia costituito proprio da vibrazioni, ovvero stringhe microcosmiche oscillanti, danzanti, che per norma si sovrappongono e annichiliscono, ma altre volte e raramente, per infinitesime asimmetrie d'onda, continuano spaiate a danzare in cerca di nuove armonie: il Mondo sensibile originerebbe proprio da questa infinitesima asimmetria fra danzatori microcosmici. La simmetria dell'ontos contaminata da un seme, ovunque, di infinitesima asimmetria danzante, a generare il "Mondo che appare"..come lo stesso volto, lo stesso cervello, gli organi interni di chi legge, simmetrici, ma con seme di asimmetria...così le cellule come le galassie.
Non è sicuro che desideri conoscere quanto proviene da queste brecce. Le mie basi razionali, euclidee, cartesiane, darwiniane.., sono forti, tiranne, egemoniche, gelose. Una volta, moltissimi anni fa, tolsi la maschera razionale, anzi venne divelta in seguito a trauma violento ( posto consapevolmente a un millimetro dalla morte). E senza maschera fu tremendo; col tempo la maschera si ricostituì (sebbene ora sappia che c'è una maschera).
E allora godiamocela questa razionalità: prodotto prezioso e peculiare della nostra specie.. ma per quanto poi ancora? Gli indizi sono che l'intelligenza sia una funzione in esaurimento nella nostra specie: le macchine delegate via via sostituiranno gran parte del nostro agire intelligente e quindi questa funzione che chiamiamo intelligenza, già da molto tempo non più strumento di selezione naturale, piano piano, si dissolverà (ciò che non è essenziale strumento di selezione, nel succedersi delle generazioni, viene archiviato per una generale legge biologica di risparmio). I computer o prenderanno il nostro posto o, più probabilmente, si spegneranno ad uno ad uno, insieme alle nostre menti, quando verranno meno i ricambi, le fonti energetiche, i riparatori (chi già oggi sa come veramente funziona l'intimo fluire algoritmico di un PC?). Chissà? Forse resteranno i sentimenti, dall'homo sapiens all'homo patiens, nel bene e nel male, sempre che queste categorie vogliano ancora esprimere qualcosa.
E allora viva o abbasso la razionalità, bene o male in esaurimento?: ma se fosse un bene, quanto male la stiamo usando..impegnati come siamo a riempire la propria vita di infinite futilità, nel cercare di riempire la nostra vita con 10, 100, 1000 non vite, per barare con il tempo che ci è assegnato, per correre, per correre senza sapere bene dove infine arrivare. Moltiplicare le inutili cose, sebbene la somma di tanti zero dia sempre zero.
Anch'io ho molti modi per moltiplicare artificialmente la mia vita: per esempio con la storia.
La passione per la storia riesce illusoriamente a dilatare la mia vita e il mio tempo in innumerevoli altri tempi e altre vite.
Ma poi arriva la notte. E occorre un sonnifero per spegnere i chip vacuamente iperattivi della mente e attraversare più in fretta possibile quell'interregno fra veglia e sonno e la sua insopportabile angoscia.
Anche questa notte, quindi, mi addormenterò con un libro di storia. Una storia molto dilatatata, oltre le latitudini scolastiche: sono esistite civiltà e culture disperse in abissi temporali e geografici, incredibilmente diverse, lontane, lontanissime dai nostri capisaldi di pensiero e morali (mi vengono in mente la misteriosa civiltà della Valle dell'Indo, il regno buddista di Asoka, i regni Kmer..società spesso basate su tolleranza e compassione). Finchè non vennero sopraffatte e distrutte..persino, ed è questo che più indigna, nella memoria del comune sapere e sentire di chi è succeduto, fino ad oggi.
Dissolte, evaporate persino dalla memoria, sopraffatte da altri gruppi umani, da brutalità esterne o interne. Non che il tasso di brutalità nei tempi sia mutato, credo si tratti di una costante; sono cambiati i modi, tecnologici e quant'altro , di esprimerla, incanalarla, esaltarla, reprimerla, sublimarla.

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